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Privacy dei pazienti sui social: attenzioni per lo studio medico
· 4 minuti di lettura
La privacy dei pazienti sui social è la parte più delicata della comunicazione di uno studio medico. Un'informazione sulla salute è un dato particolarmente riservato: chi te la affida si aspetta che resti nello studio, non che finisca su un profilo pubblico.
Qui trovi le attenzioni di buon senso per muoverti con prudenza. Non è una consulenza legale: per i casi concreti, soprattutto su consensi e trattamento dei dati, rivolgiti al tuo consulente privacy.
Il principio di fondo è semplice. Sui social lo studio parla di sé e di come lavora. Dei pazienti non parla, in nessuna forma.
Cosa non va mai sui social
Eccoli, uno per uno:
- Foto o video di pazienti, anche se non si vede il volto. Un tatuaggio, un ambiente, una voce possono bastare a riconoscere una persona.
- Storie cliniche, anche «anonimizzate» con le sole iniziali, se in un piccolo paese chiunque può capire di chi si parla.
- Referti, ricette e documenti fotografati, anche con i nomi coperti.
- Dati in vista sullo sfondo: un monitor, un'agenda, una cartella appoggiata sulla scrivania in un video girato in studio.
- Risposte ai commenti con dettagli sul caso di una persona. Anche solo confermare che qualcuno è tuo paziente può essere un'informazione riservata.
L'ultimo punto è quello più sottovalutato. Rispondere «Grazie per essere venuta da noi, signora M.» sotto un post pubblico, con le migliori intenzioni, rivela che quella persona è una paziente dello studio. Meglio un ringraziamento generico, valido per tutti.
Lo stesso vale per gli esempi: quando racconti un caso per spiegare un tema, inventa un caso generico, senza dettagli che richiamino persone vere, e dichiaralo come esempio.
Privacy dei pazienti sui social: commenti e messaggi
Sotto un post pubblico possono scrivere i pazienti, e a volte raccontano la propria situazione. Tu non devi seguirli su quel terreno. Una buona risposta è breve, cortese, e porta altrove: «Grazie per il messaggio. Per parlarne la invitiamo a prenotare una visita o a chiamare lo studio».
I messaggi privati sono meglio dei commenti, ma non sono il posto per scambiare dati sanitari: né referti né descrizioni dettagliate di sintomi. Meglio spostare la conversazione su un canale pensato per le comunicazioni dello studio, cioè il telefono o gli strumenti ufficiali dello studio.
Aggiungi una frase nella presentazione del profilo o in un post fissato in alto: i social non sono il luogo per consulti o dati sanitari, e per questo c'è il telefono dello studio. Così chi scrive sa già come funziona e nessuno si sente rifiutato quando ricevi una risposta standard.
Per le emergenze, la stessa frase può dire che i social non sono il canale giusto. In quel caso ci si rivolge ai servizi di emergenza, non a un messaggio sotto un post.
Persone, immagini e accessi
Se nel contenuto compaiono altre persone, come collaboratori e segreteria, serve il loro consenso informato prima di pubblicare. Per i minori serve ancora più prudenza: meglio non usarli proprio.
Un'altra attenzione riguarda le immagini. Usa solo immagini di cui hai il diritto d'uso, e controlla che non mostrino dettagli riconoscibili di persone o luoghi che non c'entrano con lo studio.
Quanto agli accessi: chi gestisce il profilo con te deve entrare con i ruoli previsti dalla piattaforma, come collaboratore, senza conoscere la tua password. È più sicuro per te, perché puoi togliere l'accesso in qualsiasi momento, ed è più ordinato, perché resta chiaro chi ha fatto cosa.
Pochi accessi, con ruoli chiari, e una persona di riferimento nello studio. È una regola semplice che evita molti problemi, compresa la dispersione di dati quando qualcuno lascia il lavoro.
Infine, ricordati che anche ciò che è stato cancellato può essere stato salvato da altri. Prima di pubblicare conviene perciò controllare con calma, e non correre dietro a una scadenza: un contenuto rimandato di un giorno non fa danni, uno pubblicato per errore può farne a lungo.
Domande frequenti
Posso pubblicare la foto di un paziente se me la chiede lui?
Anche se è lui a chiederlo, resta un tema delicato: serve un consenso scritto e informato, e in genere conviene evitare. Per i casi concreti chiedi a un consulente privacy.
Posso ringraziare pubblicamente un paziente?
Meglio non farlo: anche un ringraziamento rivela che è tuo paziente. Un ringraziamento generico, rivolto a tutti, va bene.
Chi deve avere accesso al profilo dello studio?
Poche persone, con ruoli chiari e senza condividere la password. Se cambia chi se ne occupa, si aggiornano gli accessi nello stesso giorno.
Una regola da ricordare
Se hai un dubbio su un contenuto, non pubblicarlo e chiedi. Se vuoi che ogni contenuto passi da un metodo di revisione prima di uscire, qui sopra, in tre domande, vedi una cifra indicativa. Il preventivo con la cifra esatta arriva dopo una chiamata.